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L’importanza della donazione degli organi post mortem o in vita

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La donazione degli organi è una questione seria e complessa che merita qualche momento di riflessione, almeno una volta nel corso della propria vita. Oggi in Italia più di 8000 persone sono in attesa di un trapianto di organi (fonte Sistema Informativo Trapianti, Ministero della Salute): per molte di queste è una lotta tra la vita e la morte, che può essere vinta grazie a una donazione. Per solidarietà e senso di dovere civico moltissimi hanno dato il proprio consenso alla donazione di organi, che sia essa una donazione in vita o a seguito del decesso.

Negli ultimi anni molte persone hanno riflettuto sulla questione e hanno deciso, per loro spontanea volontà, di dire sì alla donazione di organi. Sempre secondo il Sistema Informativo Trapianti sono oltre cinque milioni le dichiarazioni di volontà rilasciate in tal senso e quasi tre milioni sono state effettuate al momento del rinnovo della propria carta d’identità, grazie alla legge del 26 febbraio 2010, n. 25, che ha semplificato notevolmente la burocrazia in merito a tale aspetto.
Facciamo chiarezza riguardo il concetto di donazione, distinguendo quella in vita da quella post morte.

Cosa significa donare organi?

La donazione di organi è un atto di generosità che può salvare la vita di una persona. Senza la donazione di organi, molti pazienti non potrebbero sopravvivere.

Donare organi, cellule o tessuti è una scelta, svolta in modo del tutto volontario e gratuito, che una persona compie dal momento in cui decide dare una vita migliore a chi necessita di un trapianto. Le persone che necessitano di un trapianto vertono spesso in situazioni gravissime, causate da uno o più organi che non svolgono le loro funzioni in modo ottimale. Ogni dichiarazione di donazione di organi è svolta in forma anonima, motivo per cui la persona che riceve il trapianto non saprà mai chi è il suo donatore e viceversa.

Diffondere la consapevolezza e l’informazione corretta corca la donazione porta a una maggiore consapevolezza della salute e può aiutare a promuovere un atteggiamento positivo nei confronti della malattia e della morte.

La donazione degli organi in Italia

In Italia la donazione di organi è molto sentita e diffusa. Secondo quanto dichiarato da Newsletter Transplant nel 2021, l’Italia è il terzo paese europeo per numero di donatori volontari post morte, dopo Spagna e Francia.

Le leggi italiane da questo punto di vista sono tra quelle che tutelano maggiormente il donatore, riconoscendo a esso molti diritti. In particolare, la legge del 29 dicembre 1993 n. 578 e quella espressa dal Decreto Ministeriale dell’11 aprile 2008 n.136 esprime che esiste differenza tra la dichiarazione di morte di una persona e il suo consenso a donare organi.

Altro aspetto di tutela nei confronti del cittadino italiano è che la commissione di medici che dichiara e certifica la morte di un individuo deve essere diversa dall’equipe di professionisti che prelevano gli organi e procedendo in seguito con il trapianto.

Infine, ogni donatore (in vita) interessato potrà avere informazioni riguardo l’organo prelevato e messo a disposizione pubblica grazie al sito ufficiale del Sistema informativo trapianti (SIT).

Chi può donare organi?

Tutti possono donare organi. Tuttavia, ci sono alcuni fattori che possono influenzare la possibilità di donare un organo. Ad esempio, alcune persone possono essere escluse dalla donazione a causa di malattie preesistenti o altre condizioni mediche.

Donazione di organi dopo la morte: come donare?

La donazione post mortem è la forma di donazione più diffusa in Italia. Ogni cittadino diventato maggiorenne (dopo aver raggiunto il diciottesimo anno d’età) può esprimere la propria volontà a donare organi in seguito al decesso.

La dichiarazione di volontà può essere svolta in vari modi:

  • durante la pratica di rinnovo/rilascio della carta d’identità presso l’Anagrafe del proprio Comune di residenza (si tratta della tecnica più adottata in Italia, in quanto si svolge in concomitanza con l’operazione sopra citata);
  • ponendo una firma su uno specifico modulo della propria Azienda Sanitaria Locale (Asl)
  • con una dichiarazione scritta, completa di data e firma e tenuta al sicuro fino al giorno della morte (testamento);
  • compilando e firmato il modulo di AIDO (Associazione Italiana Donazione Organi) specifico, che si trova sia online (si può accedere al profilo in possesso di SPID o firma digitale) sia presso le sedi fisiche dell’associazione;
  • attraverso il possesso di tesserino del CNT, del tesserino blu del Ministero della Salute o di una Donor Card da tenere al sicuro e ben conservata fino al momento del decesso.

Sia la dichiarazione rilasciata all’Asl sia quella rilasciata all’AIDO vengono entrambe registrate al Sistema Informativo Trapianti. È importante ricordare che si può cambiare idea nel corso della propria vita e farà fede solo l’ultima dichiarazione rilasciata.

In caso di mancata dichiarazione di volontà sono i parenti del deceduto a decidere se avviare la pratica di donazione o meno. Nel caso di minorenni la decisione spetta esclusivamente ai genitori.

Quali organi possono essere donati?

Possono essere donati quasi tutti gli organi e tessuti, a eccezione di cervello e gonadi, tra cui cuore, polmoni, fegato, reni, pancreas e intestino. La donazione di organi può anche includere tessuti, come le cellule staminali, cornee, vasi sanguigni, ossa e pelle. Inoltre, una persona può anche donare organi, come il fegato e il rene, che possono essere divisi tra due persone.

Donazione di organi in vita: come avviene e quali organi si possono donare?

In questo caso la donazione avviene più spesso tra consanguinei (ad esempio genitore-figlio) e tra coniugi (marito e moglie).

In vita è possibile donare il rene e una porzione di fegato. In Italia non è consentito il trapianto parziale di pancreas, intestino e polmone, come al contrario accade in altri paesi europei dal 2012.

In caso di trapianto di rene capita spesso che l’effettivo donatore sia incompatibile geneticamente e l’operazione venga eseguita grazie ad un donatore sconosciuto, che non ha alcun legame affettivo-relazionale con il paziente. Inoltre, il donatore prescelto, prima di sottoporsi alla donazione in sé, effettua una serie di controlli preventivi, che determinino il suo stato di salute fisica e mentale. Viene inoltre invitato a firmare l’apposito modulo, informativo e libero.

E tu, ci hai mai pensato?