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Mindful eating: mangiare con consapevolezza

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Negli ultimi anni si parla sempre di più di alimentazione consapevole, o mindful eating. L’atto del mangiare non ha solo la funzione di nutrimento per il corpo ma comprende valori più profondi che riguardano la sfera sociale e psicologica. Avere un buon rapporto con il cibo e rendere piacevole l’atto del mangiare è fondamentale per star bene nel momento presente. Grazie alla mindful eating possiamo imparare a mangiare in maniera consapevole e ottenere benessere e salute attraverso il cibo. Scopri con questo articolo come rendere la tua dieta… consapevole!

Mindful eating: la consapevolezza

La parola consapevolezza deriva da consapere, composto da con = insieme e sapere

Non significa semplicemente essere informati, né semplicemente sapere. La consapevolezza è una condizione in cui la cognizione di qualcosa si fa profonda, si armonizza col resto della persona.

Nella lingua della psicologia “La consapevolezza serve per mantenerci costantemente aggiornati su noi stessi. È un processo continuo, accessibile in qualsiasi momento, e non un’illuminazione esclusiva o sporadica che – come l’insight – può essere raggiunta soltanto in momenti o in condizioni particolari” (Polster e Polster, 1986).

Attenzione e consapevolezza piene ci permettono di essere presenti a noi stessi prima di tutto e alla realtà come è, che viene guardata dall’interno, secondo la nostra prospettiva più intima.

Quotidianamente ci viene invece richiesto di essere iperattivi, veloci, sempre in connessione con gli altri e questo ci impedisce di restare concentrati su quello che succede intorno a noi e dentro di noi.

Non siamo capaci di stare nel momento presente, l’unico in cui è possibile prenderci cura di noi.

Lo sguardo della nostra mente è spesso, se non sempre, rivolto verso un momento diverso, verso il giorno in cui saremo più realizzati, ricchi, magri etc.

Siamo sempre troppo preoccupati, ossessionati continuamente dal passato e dal futuro.

Possiamo dire che soffriamo di inconsapevolezza, in moltissimi ambiti della vita, ma forse è ancora più facile soffrire di inconsapevolezza in relazione all’alimentazione.

Leggi anche Il benessere psicofisico: mente e corpo

Ritrovare la consapevolezza alimentare: unire corpo e mente oltre l’ossessione per l’aspetto fisico

Ossessioni ed eccessiva preoccupazione per il proprio aspetto fisico e per il proprio peso (in generale ossessiva preoccupazione per la salute e l’alimentazione) rendono difficile semplicemente godersi il cibo e tutte le cose belle che gli girano intorno (condivisione, cultura, convivialità, gusto, nutrimento).

Quando non è più importante quello che sento e scelgo io ma quello che viene da fuori ecco che si perde la dieta consapevole.  Quando si perde consapevolezza è facile tendere ad automatizzare i comportamenti che riguardano le nostre abitudini. È come se impostiamo un pilota automatico generando una frattura: noi facciamo una cosa e la mente pensa ad altro.

La consapevolezza può riparare questa frattura, riunire corpo e mente. In che modo?

Con la mindfulness… a tavola!

Mindfulness significa porre deliberatamente l’attenzione, essere pienamente coscienti di ciò che succede dentro di noi – nel corpo, nel cuore e nella mente – e fuori di noi, nell’ambiente in cui siamo. La mindfulness è consapevolezza priva di giudizio o critica.Mindful eating quindi ci aiuta a riscoprire la gioia di mangiare.

“È un’esperienza che ci coinvolge in maniera totale: corpo cuore e mente ci assistono nello scegliere il cibo, prepararlo e mangiarlo. Coinvolge tutti i sensi, ci immerge nell’esperienza del mangiare attraverso colore, consistenza, gusto, odore, suono.”

“Mangiatori consapevoli” si nasce!

Spesso siamo terribilmente autocritici nei nostri stessi confronti rispetto alla nostra immagine corporea e al nostro peso e per questo siamo disposti a tutto pur di raggiungere un ideale di bellezza.

Perdiamo la capacità di mangiare in maniera consapevole.

Sì, hai letto bene! La perdiamo perché mangiare in maniera consapevole è una capacità innata.

I bambini mangiano in maniera consapevole perché hanno un nutrizionista interno. Il loro appetito è buono e uniforme. Le loro scelte sono del tutto casuali perché sperimentano tutto ciò che trovano: mettono in bocca il cucchiaino e non solo, ma anche il piatto e a questo segue un’espressione di sorpresa, seguita da piacere oppure indifferenza.

È proprio così che inizia la scoperta del gusto, perché solo sperimentando possono sviluppare le esperienze sensoriali. Inoltre i bambini hanno una forte capacità di autoregolazione, quindi sanno riconoscere perfettamente i segnali di fame-sazietà.

Sicuramente non possiamo dire questo dei bambini più grandi e sono certa che tutti noi conosciamo almeno un bambino che non ha un rapporto sereno con il cibo.

Questo perché, con l’esempio e le azioni abbiamo la capacità di plasmare i gusti e di alterare la regolazione alimentare del bambino.  Non rispettiamo quella che viene chiamata la “suddivisione delle responsabilità”.

Noi adulti siamo responsabili del cibo che viene offerto ai bambini e dell’ambiente che viene creato nel momento del pasto, mentre i bambini sono responsabili di cosa e quanto mangiare.

Noi adulti con le nostre affermazioni es. “basta! oggi hai mangiato troppo” oppure “questo non mangiarlo perché non ti fa bene” o al contrario “oh mamma, mangi troppo poco” influenza i più piccoli determinando una perdita della consapevolezza.

Perché  con il passare degli anni perdiamo questa consapevolezza?

Perché  smettiamo di ascoltarci e di fidarci delle sensazioni e ascoltiamo moltissime influenze esterne.

Verso una consapevole alimentazione: strategie per vivere il pasto in maniera presente e serena con il mindful eating

Cosa fare per riconnetterci? Per cominciare e poterci riconnettere a noi stessi e al presente, è essenziale metterci nelle migliori condizioni possibili.
Ecco alcuni consigli che ci aiuteranno a vivere il momento del pasto in modo attivo, presente e sereno.

  • Consapevolezza: fondamento della mindfulness. È importante potersi concedere il giusto tempo per poter mangiare in tranquillità, senza distrazioni esterne come pc, tablet, telefonini o tv. Far si che l’ambiente che ci circonda mentre consumiamo il pasto sia sereno. Essere iperconnessi distoglie l’attenzione dal tipo di alimento che mangiamo: non percepiamo in maniera corretta il gusto, non ci focalizziamo sulla masticazione sentendoci sempre poco appagati e soddisfatti a fine pasto.
  • Cura degli spazi: Scegliamo di mangiare seduti a tavola, non appoggiati al bancone della cucina, al bancone del bar o a letto, ma cerchiamo di rendere l’ambiente del pasto confortevole. Curiamo i dettagli: scegliendo una tovaglia che ci piace, dei piatti che ci piacciono e rendiamo la tavola accogliente.
  • Pensare positivo: quando condividiamo il momento del pasto con amici e familiari cerchiamo di non discutere di argomenti angoscianti, che ci preoccupano. Cerchiamo di non sfogare le nostre emozioni più negative, ancora di più se vi sono bambini a tavola con noi.
  • Mangiare con tutti i 5 sensi: ogni pasto deve diventare un’esperienza che coinvolge tutti i 5 sensi: godere del cibo per i suoi colori, le consistenze e i profumi.
  • Uscire dalla routine: sperimentare nuove ricette e le infinite combinazioni che il cibo può generare. Cucinare sempre gli stessi alimenti allo stesso modo porta alla noia e la noia ci fa installare il famoso “pilota automatico”.
  • Riconoscere la fame emotiva: imparare a chiedersi “chi è che ha fame oggi? Lo stomaco o il cuore? Questo ci aiuta a capire se si tratta solo di fame emotiva o no.

Queste sono solo le premesse per poter cominciare a praticare la consapevolezza a tavola. Ma non sono sufficienti.

Essere consapevoli significa che la mente è piena dell’esperienza che sta accadendo in quel momento.

Gentilezza, ascolto e accettazione verso le proprie sensazioni e i propri comportamenti sono la chiave e la disciplina è quella che possiamo esercitare continuamente, praticando l’ascolto verso noi stessi.

 


Riferimenti bibliografici

  • Mindful eating. Per riscoprire una sana e gioiosa relazione con il cibo – Jan Chozen Bays
  • Parsons, C. E., Crane, C., Parsons, L. J., Fjorback, L. O., & Kuyken, W. (2017). Home practice in Mindfulness-Based Cognitive Therapy and Mindfulness-Based Stress Reduction: A systematic review and meta-analysis of participants’ mindfulness practice and its association with outcomes. Behaviour Research and Therapy, 95, 29–41
  • Polster E., Polster M. (1986). Terapia della Gestalt integrata. Profili di teoria e pratica, Milano: Giuffrè editore.